Monforte srl
Cookieless

Cookieless. Si può vivere senza cookie di terze parti?

A quanto pare, entro la fine dell’anno Google bloccherà i cookie di terza parte su Chrome. Secondo quanto pubblicato sul Blog di Google Italy, infatti, il colosso di Mountain View ha cominciato proprio in questi giorni a testare “Protezione antitracciamento”, una funzionalità che limita l’accesso ai cookie di terze parti ai siti web.

Per chi si occupa di digital marketing è un bel cambiamento: se fino a qualche tempo fa una buona parte di strategia dipendeva dal tracciamento degli utenti che atterravano sul sito aziendale, su una landing page… adesso bisognerà trovare una via alternativa. 

Prima di tutto, cosa sono i cookie? 

Ti sarà già capitato di sentir parlare di cookie. Se sei già familiare con questo concetto, salta pure al paragrafo successivo. Se, invece, non lo sei, ecco una breve spiegazione.

I cookie sono piccoli file di testo che vengono depositati nell’hard disk del device che stai utilizzando per navigare su Internet. Ogni volta che visiti un sito, stai chiedendo al suo server di inviarti tutte le componenti necessarie per visualizzare il sito (tra cui i cookie). 

Lo scopo dei cookie è raccogliere informazioni sulle attività che svolgi sul sito: quali pagine visiti, per quanto tempo ci rimani, dove fai click… 

Esistono diversi tipi di cookie, suddivisi in base ad alcuni fattori: il tempo di permanenza nell’hard disk, il proprietario e lo scopo. 

Tempo 

  • di sessione: i cookie si cancella quando esci dal sito o spegni il dispositivo
  • permanenti: tutte le volte che ritorni su un certo sito, il cookie rimasto nel tuo dispositivo raccoglierà dati

Proprietà

Ciascun cookie, poi, può essere classificato come:

  • di prima parte, se i dati vengono utilizzati solo da chi ha creato il sito 
  • di terza parte, se appartengono a fornitori esterni. 

Scopo

Ci sono poi i cookie:

  • tecnici: sono fondamentali per il corretto funzionamento del sito e non richiedono il consenso esplicito dell’utente
  • di profilazione: definiscono il profilo dell’utente per fini commerciali. Il GDPR (General Data Protection Regulation) prevede che l’utente abbia la possibilità di negare il consenso al loro utilizzo

Cosa sono i cookie di terze parti nello specifico? 

Abbiamo detto che i cookie di terze parti sono quelli impostati dai fornitori di chi ha realizzato il sito che stai visitando. Questi fornitori offrono svariati servizi: dagli insights, alla gestione di token di profilazione, l’accesso tramite login, la visualizzazione di annunci personalizzati… 

I cookie di terze parti sono tanti quanti i servizi offerti dai fornitori. Un esempio di fornitore? Google Analytics processa i dati degli utenti per fornire informazioni rilevanti sul comportamento degli utenti sul sito e sul raggiungimento degli obiettivi di conversione prestabiliti. 

Vale la pena aprire una piccola parentesi su Google Analytics, visto che fino a poco fa era uno degli strumenti di analytics più utilizzati a livello globale. Nel 2022 il Garante della Privacy ha vietato l’uso di Google Analytics perché trasferiva i dati raccolti (alcuni dei quali personali) negli Stati Uniti, dove le norme di protezione dei dati degli utenti non sono conformi a quelle europee. Google ha provato a salvare la situazione con l’upgrade a GA4, ma ad oggi non si ha ancora alcuna certezza sulla sua idoneità al GDPR europeo. 

Tornando ai cookie di terze parti, si può dire che il loro scopo principale è quello di tracciare gli utenti tra i siti web e proporre annunci pubblicitari coerenti con le loro abitudini di navigazione. 

Si può fare digital marketing senza cookie di terze parti? 

Smontare una pratica pluridecennale comporta un certo scompiglio, ma apre anche le porte a nuove strategie più etiche e rispettose della privacy di tutti. 

Un’alternativa è basare le proprie campagne di marketing su cookie di prima parte. Raccogliere informazioni utilizzabili solo da chi ha creato il sito e che non possono essere distribuite a fornitori terzi dall’altra parte del pianeta. La conseguenza è che l’utente non visualizzerà più annunci personalizzati all’interno di altri siti. Insomma, addio effetto stalking! Non sentiremo più frasi come:“Ehi! Ieri ho cercato per il tagliaerba nuovo e oggi continuo a vedere pubblicità di tagliaerba ovunque!”

L’Intelligenza Artificiale giocherà, poi, un ruolo fondamentale per ottimizzare la personalizzazione degli annunci sulla base dell’analisi dei dati raccolti. 

“Protezione antitracciamento”, dove ci sta portando Google?

Cosa significa che Google bloccherà i cookie di terze parti su Chrome? Probabilmente che:

  1. Google si riserva la possibilità di monitorare ciò che gli utenti fanno sul suo browser. Per gli inserzionisti significa dover utilizzare le API Privacy Sandbox di Google per continuare a pubblicare i propri annunci pubblicitari in base agli interessi degli utenti
  2. I social media perderanno una fetta importante di inserzionisti, non potendo più utilizzare i propri cookie 

In conclusione, stiamo andando verso una cultura della protezione del dato?

Ci stiamo dirigendo verso una cultura consapevole della protezione del dato digitale? L’attenzione dei big dell’informatica alla tutela dei dati degli utenti sembra far emergere una maggiore sensibilità delle istituzioni al tema. Le misure prese nei confronti di Google Analytics e altri big player stanno cominciando a sortire i primi effetti, a partire dalla “Protezione antitracciamento” di Google. 

La tutela dei propri dati personali digitali, però, deve essere portata avanti anche dagli utenti stessi. La tendenza è quella di cliccare un po’ a caso sui banner di accettazione dei cookie, di leggere le pagine di Informazioni Legali obbligatorie sui siti o le applicazioni e di compilare con un po’ troppa scioltezza i form. 

In realtà, consentire l’accesso ai propri dati è un po’ come lasciare l’auto aperta in un parcheggio pubblico e con le chiavi inserite nel quadro. Tutti possono entrarci e eventualmente guidarla (o rubarla)! Ci si ritrova così, sommersi di pubblicità indesiderata, mail di spam e, nella peggiore delle ipotesi, hacker. 

La speranza è quella che aumenti l’attenzione verso questo argomento e che si diffonda la consapevolezza di doversi tutelare sia offline che online.