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Che cosa significa Intelligenza Artificiale?

Che cos’è l’Intelligenza Artificiale?

“Correva l’anno 2023 e l’umanità cominciò ad applicare l’enorme potenziale dell’Intelligenza Artificiale ai più svariati contesti lavorativi e creativi. Il mondo non fu più lo stesso da quel momento.” Potrebbe essere l’inizio di un film di fantascienza e, chissà, magari fra qualche centinaio d’anni potrebbe essere la frase di un libro di storia.

Sta di fatto che il 2023 è stato l’anno dell’Intelligenza artificiale. Una tecnologia che per molti segna un nuovo traguardo nell’evoluzione al pari di clessidre, aratri e macchine a vapore. 

Cosa significa, però, “Intelligenza Artificiale”? Il termine fa subito pensare alle trame di tanti romanzi distopici, in cui l’uomo perde il controllo sui propri mezzi. Alla curiosità per la novità segue l’ombra del sospetto. Senza contare che aleggia ancora un velo di incertezza su cosa sia davvero l’IA: è un algoritmo? Un chatbot intelligente? 

In questo articolo proviamo a fare chiarezza sul tema e a esplorare alcuni dei suoi possibili utilizzi in ambito digital. 

Cosa vuol dire “Intelligenza Artificiale”?

Partiamo dalle basi linguistiche del termine.

Intelligenza Artificiale: “In cibernetica, i. artificiale (traduz. dell’ingl. artificial intelligence), riproduzione parziale dell’attività intellettuale propria dell’uomo (con partic. riguardo ai processi di apprendimento, di riconoscimento, di scelta) realizzata o attraverso l’elaborazione di modelli ideali, o, concretamente, con la messa a punto di macchine che utilizzano per lo più a tale fine elaboratori elettronici (per questo detti cervelli elettronici)”

La definizione del vocabolario Treccani ci aiuta a sfatare il mito secondo cui l’IA ci sostituirà tutti: l’Intelligenza Artificiale è una simulazione del pensiero umano. È autonoma solo in apparenza, alle sue spalle ci sono comunque delle persone.  

Entrando più nello specifico, si tratta di un ramo dell’informatica che permette di creare hardware e software che simulano caratteristiche tipicamente umane: dalla capacità di riconoscere lo spazio circostante alla possibilità di comprendere l’intenzione dietro a una richiesta.

Qualche accenno storico

L’IA è una disciplina nasce nel 1956 in un convegno al Dartmouth College e fu formulata per la prima volta dall’informatico statunitense John McCarthy. In quell’occasione, McCarthy propose di realizzare un sistema di simulazione del pensiero umano insieme ad altri dieci studiosi. Venne anche presentato il programma Logic Theorist (o LP) di Allen Newell e Herbert Simon,  capace di simulare una forma rudimentale di ragionamento: era in grado di dimostrare teoremi facendo riferimento ai principi della matematica. 

Nei successivi 67 anni, gli studi intorno all’Intelligenza Artificiale continuarono: si sistemi intelligenti si spostarono dall’ambiente accademico a quello industriale, fino a raggiungere perfino la NASA nel 1998. 

Abbiamo dovuto aspettare l’anno scorso, però, per assistere alla presentazione al grande pubblico dell’IA. Con l’avvento di ChatGPT (realizzato da OpenAI), il mondo dei “non-addetti-ai-lavori” si è trovato catapultato in un libro di fantascienza, dove basta fare una domanda a una macchina per ottenere una risposta verosimile. 

Oggi l’IA è in pieno sviluppo, grazie al progresso in tre ambiti specifici:

  • Processori grafici (GPU) più potenti e più economici, indispensabili per creare software di IA
  • Possibilità di analizzare enormi quantità di dati da parte di modelli come i Large Language Models (LLMs) su cui si basa ChatGPT
  • Algoritmi sempre più precisi per i processi di automatizzazione

Tre tipi di IA

Si ipotizza che in futuro esisteranno tre tipologie di AI, sulla base della complessità dei ruoli che dovranno svolgere.

  • Artificial Narrow Intelligence (ANI): è un’IA considerata “debole” perché può gestire un numero limitato di situazioni (es. riconoscimento vocale)
  • Artificial General Intelligence (AGI): questa IA opera allo stesso livello dell’intelligenza umana e non è ancora stata creata, ma è tra gli obiettivi dei prossimi anni
  • Artificial Super Intelligence (ASI): la superintelligenza artificiale, per ora è più un’utopia che una possibilità

Qual è la differenza tra Intelligenza Artificiale e chatbot?

L’interfaccia demo, con cui ChatGPT si è tuffato a gamba tesa in un Oceano Blu solo apparentemente B2C, ha generato un po’ di confusione tra il concetto di Bot e Intelligenza Artificiale. 

Facciamo un po’ di chiarezza: un bot conversazionale (o chatbot) è una modalità di comunicazione tra un assistente virtuale e un utente che simula un dialogo umano. Alla sua base può esserci un’Intelligenza Artificiale, ma possono esserci anche altri programmi. L’Intelligenza Artificiale, quando presente, supporta il chatbot nell’elaborazione delle risposte e la comprensione delle richieste. 

Nel caso specifico di ChatGPT, l’IA si basa sull’analisi di una gigantesca quantità di informazioni, grazie all’impiego di Large Language Models. 

Come funziona un Large Language Model?

I modelli linguistici di grandi dimensioni, come suggerisce il nome, sono un tipo di modello di Intelligenza Artificiale che utilizza un enorme database per elaborare risposte che assomigliano a quelle prodotte dal linguaggio umano. Usano reti neurali profonde per imparare dati testuali, elaborare e capire il linguaggio naturale.

La peculiarità dei LLMs è quella di riuscire a raggruppare parole simili o con lo stesso significato all’interno di uno spazio vettoriale, in cui i termini più vicini sono quelli più affini. In questo modo, gli LLMs possono comprendere il contesto in cui si trovano le parole e altre relazioni tra di loro, come le parti del discorso. 

È proprio grazie a un Large Language Model che possiamo porre una domanda in chat e ChatGPT ci risponde in modo efficace e con un linguaggio non robotico. Questa facilità di interazione, però, non va fraintesa: per costruire software e funzionalità che si basano sull’IA non basta improvvisarsi prompt engineers, è necessario combinare diverse competenze e professionalità (dallo sviluppatore che sa come lavorare con le reti neurali, all’esperto di prompt engineering). 

Possibili applicazioni dell’Intelligenza Artificiale per il mondo digitale

Per concludere, ecco qualche spunto su come impiegare l’IA in ambito digital.

  • creare funzioni per i file .xlsx
  • creare stringhe di codice per la realizzazione di software 
  • revisione di stringhe di codice
  • creazione di contenuti per campagne ADV 
  • ricerca di keywords
  • email marketing automation
  • creazione di contenuti grafici
  • traduzioni simultanee di video con lip sync

E molto, molto altro. Se ti abbiamo incuriosito, contattaci per approfondire l’argomento e scoprire cosa possiamo fare per rendere il tuo progetto più… intelligente!  

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